Case “smart”: tra nuove comodità e rischi per la privacy

È sera e stiamo tornando a casa: il nostro climatizzatore lo sa e si avvia per farci trovare la temperatura più accogliente. Nel frattempo si accendono le luci del vialetto, il cancello ci riconosce e si apre automaticamente. Entrati in casa diciamo alle luci di attenuarsi un po’, mentre la musica più adatta al nostro umore attuale è stata scelta ed è già in sottofondo.

Se vi sembra una scena da film futuristico significa che siete rimasti indietro coi tempi: moltissime persone, in questo momento, si stanno godendo la propria “casa smart”, dotata delle funzionalità necessarie a rendere reale un’esperienza di questo tipo. Il tutto funziona grazie a una serie di dispositivi interconessi tra loro e costantemente collegati a internet: l’acquisto e l’installazione non sono particolarmente complicati e oggi una nuova casa può essere resa smart aggiungendo qualche migliaio di euro al budget di acquisto o di ristrutturazione.

Badate che non si tratta solo di frivolezze come le luci e la climatizzazione automatiche, sono disponibili funzionalità che possono veramente fare la differenza: per esempio una casa connessa in rete può, in caso di problemi come una perdita d’acqua o un familiare in difficoltà, avvisare in autonomia sia noi sia eventuali servizi di emergenza. Vi sono diverse aziende che forniscono soluzioni complete sotto questi aspetti, a noi basterà disporre di una app sul nostro telefono e potremo non solo monitorare la situazione in casa (telecamere, sensori di temperatura, ecc.) ma anche eseguire azioni a distanza, da qualunque parte del mondo. Siamo in vacanza e un’emergenza richiede l’intervento dell’idraulico? Lo riconosciamo tramite le telecamere e gli apriamo la porta da remoto. Siamo al lavoro e ci viene il dubbio di aver lasciato il gas aperto? Niente ansia, controlliamo subito e se necessario poniamo rimedio in un attimo. Per non parlare dell’efficienza dei sistemi anti-intrusione, che con questi sistemi aumenta enormemente.
Grazie all’aumentata sicurezza, inoltre, alcune società di assicurazioni iniziano a offrire sconti sulle polizze stipulate da chi dispone di questi impianti, grazie a convenzionamenti con i produttori.

Se siete incuriositi e volete avvicinarvi a questo nuovo modo di vivere la casa potete provare le funzionalità più basilari spendendo pochissimo e senza eseguire interventi di installazione invasivi: basta acquistare un assistente virtuale come Amazon Echo o Google Assistant e collegarlo al Wi-Fi di casa. Questi dispositivi possono fare di tutto: parlare con voi e rispondere alle vostre domande (esempio: “C’è traffico stamattina?”, oppure “Quanto a lungo deve cuocere questo arrosto?”), ma anche collegarsi agli elettrodomestici più recenti e impostarli al vostro posto.

Incredibile… ma a quale prezzo?

Tutto questo può facilitare la vita praticamente a chiunque, e chissà quali altre potenzialità di questi sitemi potranno essere sfruttate nel prossimo futuro. Ma ricordiamoci che ogni cosa ha il suo prezzo. Per ora tralasciamo pure i discorsi controversi sull’effettiva convenienza di diventare sempre più dipendenti dalla tecnologia, c’è infatti un altro aspetto problematico ben più immanente e già del tutto riscontrabile, che al contrario andrebbe preso in seria considerazione.

Si tratta della questione della privacy (o, se vogliamo andare più sul tecnico, sull’utilizzo de nostri dati). Già, perché una casa smart ha bisogno, per poter funzionare, di essere costantemente connessa a internet e di inviare i dati che raccoglie a uno o più centri di elaborazione (situati probabilmente all’estero e gestiti da società che forse non abbiamo mai sentito nominare). Ora il problema inizia a essere chiaro, vero? La realtà è questa: le nostre abitudini, i nostri orari, i programmi che guardiamo, le nostre conversazioni e in generale tutto ciò che facciamo viene registrato e inviato… da qualche parte.

Lo scopo di questo, oltretutto, non è solo il corretto funzionamento dei sistemi smart: questi dati hanno un valore inestimabile per le grandi aziende, che desiderano sapere il più possibile su di noi in modo da rendere più mirate le pubblicità e più desiderabili i nuovi prodotti.

Questo a dire il vero accade già anche a chi non vive in una casa smart: le nostre ricerche su internet, i contatti nella nostra rubrica, e ovviamente le foto che pubblichiamo vengono già raccolti e usati in modo non sempre chiaro e non sempre lecito (in questo senso ci sono già state sentenze di tribunale che hanno fatto notizia per un po’, ma nel complesso poco è cambiato). Ma la casa è il luogo privato per eccellenza: siamo disposti a rinunciare a questo? Intendiamoci, la risposta può benissimo essere “sì”: rinunciare a una certa privacy può essere un compromesso accettabile se in cambio riceviamo servizi di grande valore, e come abbiamo visto si parla in questo caso di tecnologie che possono avere un’ utilità non trascurabile. Si tratta di una scelta in cui l’importante è, come sempre, essere consapevoli.

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